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LEGGE 22 marzo 2012, n. 33 - Norme in materia di circolazione stradale nelle aree aeroportuali.

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato la seguente legge:

Art. 1

1. Al fine di gestire i flussi veicolari in entrata e in uscita negli aeroporti aperti al traffico civile, la direzione aeroportuale dell'Ente nazionale per
l'aviazione civile (ENAC) competente per territorio, sentita la societa' o ente di gestione aeroportuale, a salvaguardia della sicurezza della circolazione,
dell'accessibilita', della fruibilita' e della sicurezza dell'utenza, puo', con ordinanza adottata ai sensi dell'articolo 5, comma 3, del codice della strada,
di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, istituire corsie o aree nelle quali e' limitato l'accesso o la permanenza,
tenendo conto delle specifiche caratteristiche infrastrutturali e del traffico dell'aeroporto.

2. Le limitazioni all'accesso e al tempo di permanenza nelle corsie o nelle aree determinate con le ordinanze di cui al presente articolo sono indicate mediante
apposita segnaletica stradale. Il controllo dell'accesso e del tempo di permanenza nelle suddette aree puo' essere eseguito anche mediante apparecchiature o
dispositivi elettronici omologati ovvero approvati per il funzionamento in modo completamente automatico, ai sensi delle norme vigenti.

3. Chiunque viola le limitazioni disposte con le ordinanze di cui al presente articolo e' soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma
da euro 38 a euro 155 per i ciclomotori e i motoveicoli a due ruote e da euro 80 a euro 318 per i restanti veicoli.

4. L'accertamento delle violazioni dei limiti di accesso o di permanenza nelle corsie o aree di cui al comma 1 puo' essere effettuato anche mediante le
apparecchiature o i dispositivi di cui al comma 2, direttamente gestiti dagli organi di polizia stradale che svolgono servizio in ambito aeroportuale,
in conformita' alle norme vigenti. In tale caso la contestazione immediata non e' necessaria e per il procedimento sanzionatorio relativo alle violazioni
delle ordinanze di cui al presente articolo si applicano le norme del titolo VI del citato codice della strada, di cui al decreto legislativo n. 285 del 1992,
e successive modificazioni.

5. Gli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge sono a carico delle societa' o degli enti di gestione aeroportuale interessati.

La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sara' inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana.
E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

 

 

   

Gli inquirenti indiani brancolano nel buio

Gli ultimi elementi emersi dalla vicenda che vede i due fucilieri di Marina Salvatore girone e Massimiliano Latorre prigionieri in India da un mese e mezzo
contribuiscono in modo decisivo a trasformare in una farsa la disputa tra Italia e India. Le notizie pubblicate dal Times of India circa la ricerca di un’arma
fantasma da parte della polizia del Kerala dimostra che la squadra investigativa speciale del commissario Ajith Kumar non ha trovato l’arma del delitto e che
la perizia tarda a venire ufficializzata perché non è in grado di incastrare i due militari italiani.
Nonostante tutti gli elementi scagionino i due italiani o quanto meno non costituiscano prove contro di essi, le autorità indiane non solo continuano a tenere in
carcere Latorre e Girone ma impediscono anche alla Enrica Lexie di salpare da Kochi. Un atteggiamento che sembra aver provocato la fiera reazione dei due militari che,
come prigionieri di guerra, si sono rifiutati di rispondere alle nuove domande dei poliziotti indiani.
'Non riconosciamo il tribunale che ci interroga'' perché ''la posizione del nostro governo è che la giurisdizione su questa vicenda è italiana'' avrebbero risposto
i due militari secondo quanto riferisce l'Ansa che lo avrebbe appreso da una fonte a conoscenza della vicenda. Dalla Farnesina o da altre fonti governative nessuna
conferma circa una nuova linea difensiva basata sulla negazione della legittimità dei tribunali indiani che significherebbe di fatto la fine di ogni collaborazione
con le autorità di Nuova Delhi.

   

Nasce l’Associazione Giovani Operatori del Mare

E' nata in occasione del 70° compleanno del Codice della Navigazionel'Associazione Giovani Operatori del Mare (AGODM), la prima associazione giovanile in Italia che 
si occupa del settore marittimo. Ne faranno parte soprattutto studenti e giovani professionisti accomunati dal desiderio di approfondire e diffondere la cultura del
mare in tutte le sue declinazioni come la giurisprudenza, l'ingegneria navale e ambientale, la scienza e la biologia, la storia, l'arte e la tradizione marinara.
Nel programma dell'AGODM c'è anche l'organizzazione di incontri, seminari, manifestazioni e approfondimenti aperti ad esperti e appassionati del campo marittimo e la
promozione di progetti, ricerche e pubblicazioni. L'AGODM si avvarrà di un blog ufficiale (www.ormeggiando.com) dove verranno pubblicati periodicamente gli
approfondimenti e gli studi dei suoi membri.
Per il presidente Antonio Bufalari, che fa parte del Comitato di redazione della Rivista di Diritto della Navigazione, "l'Associazione nasce in un momento di grande
difficoltà economica per l'Italia e vuole rappresentare la speranza di una nuova generazione che vede nel Mare una fonte di sviluppo e di crescita che possa far risollevare la nostra economia."
   

Crisi Tra Italia ed India : ecco il rapporto del Comandante dell'Enrica lexia

Il capitano Umberto Vitelliil comandante dell'Enrica Lexia racconta nei dettagli cosa è accaduto il 15

febbraio, dopo l'incidente con una sospetta barca di pirati.

«Durante l'evolversi dei fatti la nave si trovava a circa 29 miglia dalla costa indiana.Veniva notato da

più persone dell'equipaggio e dai militari del nucleo di protezione (i marò) un elicottero che ci

sorvolava». Gli indiani hanno lanciato la caccia in acque dove non avevano alcun diritto di fermare

una nave con bandiera straniera. «Alle 19.15 (ora locale, le 15.15 in Italia), come riportato sui registri,

venivo contattato dalla guardia costiera (indiana) - scrive il capitano Vitelli -che si informava sul

cambio di rotta e del tempo stimato di arrivo a Kochi». Non solo: «Si notavano sullo schermo radar più

bersagli (unità navali a distanza di qualche miglia) senza identificazioni (come per le navi militari).

Alle 22,dopo aver dato fondo si palesavano simultaneamente tre motovedette della guardia costiera,

che giravano attorno alla nave ininterrottamente per tutta la notte».

Per capire come gli indiani ci hanno fregato bisogna fare un passo indietro.Alle 13, ora italiana,

la Marina militare informa il ministero degli Affari esteri che i marò della «Lexie» hanno

respinto 32 minuti prima un sospetto attacco dei pirati.Sembra tutto tranquillo, a tal punto

che verrà emesso un comunicato stampa sul successo dell'operazione.

Dalle informazioni contenute nel libro di bordo si evince che il 15 febbraio il comando marittimo di

Mumbay, "verificata la posizione della Enrica Lexia, ha chiesto al comandante di cambiare rotta e di

dirigersi verso Kochi, perché a seguito di un'informazione di un sospetto attacco di pirateria erano state

catturate due barche.Si chiedeva, in particolare, una collaborazione per ricostruire i fatti ed offrire

eventuali testimonianze".

Nel frattempo i membri dell'equipaggio e lo stesso nucleo della Marina Militare notavano la presenza

di un elicottero che scortava la Enrica Lexie e sul radar era evidente la presenza di due motovedette ai

lati della petroliera italiana. Solo in quel momento, si sottolinea, la società armatrice prendeva conoscenza

dell'inversione di rotta e, dopo l'attracco al porto di Kochi, tre motovedette della Guardia costiera indiana

hanno girato ininterrottamente attorno alla nave per tutta la notte.

L'armatore ha quindi ricevuto il 16 febbraio un fax dal ministero della della Marina indiana con il quale si

informava del fermo e si richiedeva di invitare il comandante a collaborare con le autorità indiane deputate

alle indagini."E' di tutta evidenza che la decisione del comandante è stata dettata dalle modalità dell'ordine e

nella convinzione di non avere nulla da nascondere;quindi nella certezza di riprendere la navigazione in tempi

stretti.Anche perché né il comandante, né altri componenti dell'equipaggio potevano sapere dell'incidente occorso ai

due pescatori.In quei momenti concitati una piccola deviazione di rotta per collaborare all'identificazione dei pirati

ha rappresentato l'unica cosa saggia da fare,al fine di fornire un concreto contributo alla lotta alla pirateria".

 

enrica lexia

 

 

   

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